Slow Food lancia la Settimana Food for Change

Sette giorni d’impegno per contrastare il cambiamento climatico attraverso le scelte alimentari

 

In occasione della Settimana Mondiale dell’Alimentazione di quest’anno, dal 16 al 22 ottobre, Slow Food promuove una settimana d’impegno in cui la sua rete di attivisti nel mondo agirà concretamente per ridurre l’emissione di CO2.

Il riscaldamento globale­ è ormai una realtà. La produzione di cibo e la sua distribuzione incidono per un quinto sulla ‘febbre’ del Pianeta” (Ar5 IPCC 2014; FAO 2015).

Partendo da questo dato, Slow Food vuole incentivare le persone che vivono nei Paesi ad alto indice di sviluppo – ma non solo – a cambiare il proprio stile alimentare.

Spesso le persone si sentono impotenti di fronte alla gravità e alla scala globale della tragedia del cambiamento climatico. Invece, proprio a partire dal cibo ognuno di noi può contribuire a frenare questo fenomeno. Per dimostrarlo, Slow Food ha lanciato la Settimana del Cambiamento, nell’ambito della sua campagna Food for Change che è iniziata il 24 settembre alla conclusione di Terra Madre Salone del Gusto e che si protrarrà fino alla fine dell’anno.

Nella Settimana del Cambiamento, per sette giorni le persone che aderiscono  si impegnano a mettere in pratica tre azioni concrete: cucinare utilizzando solo ingredienti locali, non mangiare carne, o ridurre a zero gli sprechi alimentari. Si può scegliere un impegno oppure tutti e tre.

La notizia è che possiamo dare alle persone la sensazione che il loro impegno sia utile, misurando concretamente il risultato delle loro azioni. In base al numero di persone che partecipano a questa sfida, in collaborazione con Indaco2 (INDicatori Ambientali e CO2, spin-off dell’Università di Siena, Italia) Slow Food è in grado di stimare quanto CO2 eq. è stata risparmiata grazie al nostro impegno collettivo nella Settimana del Cambiamento.

A pochi giorni dall’inizio, hanno già aderito 2000 persone. Questo vuole dire che, ipotizzando alla fine della settimana un numero di 5000 impegni sulle azioni richieste, il risparmio di CO2 sarà stato di circa 63 tCO2eq pari alle emissioni evitate di una macchina che percorre 175.000 km (quattro giri della circonferenza terrestre).

 

Le ragioni delle tre azioni

Cucinare utilizzando solo ingredienti locali. Un sistema di produzione alimentare locale ha il vantaggio di integrare il cibo sano e nutriente con la responsabilità sociale, dando priorità ai sistemi ecologici, eliminando o riducendo i prodotti chimici e salvaguardando le tecniche e le conoscenze tradizionali. Il cibo locale è più fresco, protegge le varietà e le specie locali (per non parlare dei metodi di produzione tradizionali), percorre meno chilometri e richiede meno imballaggi. Consente inoltre ai produttori e ai consumatori di avere maggiori informazioni e un maggiore controllo sui sistemi di produzione e distribuzione.

Non mangiare carne. Negli ultimi 50 anni il consumo di carne è quadruplicato. In media, ogni cittadino dell’UE consuma 80,6 kg di carne all’anno. Secondo l’Organizzazione Mondiale della Sanità, una riduzione a 25 kg sarebbe sufficiente, e dimezzarne la quantità sarebbe una vittoria per la nostra salute e per quella del pianeta (“World Livestock 2011: Livestock in Food Security”, FAO, 2011). Oltre il 95% della carne che consumiamo proviene da allevamenti industriali che sono collettivamente responsabili del 14,5% delle emissioni globali di gas serra (“Tackling Climate Change Through Livestock”, FAO, 2013). Produrre un solo kg di carne bovina costa 36,4 kg di CO2, equivalente a quello che emette un’automobile durante un viaggio di 250 km; e non meno di 15 mila litri d’acqua.

Ridurre a zero gli sprechi alimentari. Ogni anno nell’Unione europea si sprecano circa 90 milioni di tonnellate di cibo (179 kg pro capite). Di questi rifiuti, il 42% si verifica a livello domestico e il 39% nel settore manifatturiero. Le perdite alimentari rappresentano uno spreco delle risorse utilizzate per la produzione, l’imballaggio, il trasporto e lo stoccaggio, come la terra, l’acqua, l’energia e gli input. Produrre cibo che non sarà consumato comporta inutili emissioni di CO2, oltre alla perdita di valore economico del cibo prodotto.

Per approfondimenti:

 

Slow Food International Press Office

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