Fiamme sui Masuri | 3

È arrivata la primavera, e in Polonia tornano le cicogne. Una delle particolarità di questo paese è quella di ospitarne il maggior numero. Questo tema ha ispirato storie e leggende, sia polacche che straniere.

Su questo tema abbiamo scelto per voi il racconto di un italiano, Sergio Rispoli, i cui protagonisti sono le cicogne, nel quadro della magnifica zona dei Laghi Masuri e della campagna polacca.

Il titolo del racconto è “Fiame sui Masuri” e lo abbiamo pubblicato in tre puntate. Buona lettura.

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Fiamme sui Masuri | di Sergio Rispoli

per leggere la I e II parte clicca qui

Fiamme sui Masuri | 1

Fiamme sui Masuri | 2

Trascorremmo a Zdory diversi giorni, più di quelli previsti, ma prendemmo a perlustrare con la macchina altre località poco battute lungo il lato nord-orientale dello Sniardwy. In viaggio, le cicogne sui prati erano apparizioni costanti che non smettevano di attirarci. Con la loro presenza quegli ampi scenari disabitati s’impreziosivano, acquistavano un particolare stato di grazia, diventavano fiabeschi. C’era una sensazione di benessere che suscitavano a guardarle, un salutare senso di ottimismo, mentre si risvegliavano antiche suggestioni, ricordi di miti infantili. Era comprensibile che i contadini e gli abitanti dei villaggi fossero felici di mostrare i nidi che avevano sul tetto, si sentivano prescelti dalla fortuna, le cicogne portavano pace e prosperità nelle case, erano i loro numi tutelari, numi stagionali ma non per questo meno efficienti. Dello stesso avviso dovevano essere pure quei passeracei che andavano a nidificare negli interstizi fra le fascine dei nidi, dal lato esterno. Le cicogne li rispettavano e quelli si sentivano al riparo. Ne vedemmo molti di questi doppi nidi con le loro coabitazioni parallele, simboli dell’armonia che regnava sui Masuri.

Un giorno arrivammo a un villaggio che si chiamava Nowe Guty. Non era più grande di Zdory, ma aveva un aspetto più curato, le case erano più belle e i giardini spaziosi e fioriti. Però sui tetti c’erano tre o quattro nidi in tutto. Spiegarono ad Agnieszka che quello era un paesino di persone molto assorbite dal lavoro, soprattutto giovani a cui interessava guadagnare bene e che non avevano tempo né voglia di pensare alle cicogne. Invece in una fattoria poco distante avvistammo due nidi che c’impressionarono per la loro grandezza. Si trovavano su due alti magazzini di legno situati di fronte alla casa, uno sembrava vuoto, mentre nell’altro si scorgevano dei piccoli. Ricordo che decidemmo di ritornare a scattare delle foto dopo aver fatto colazione in una trattoria che avevamo scoperto nei dintorni. Quando più tardi riprendemmo la strada per la fattoria, dopo qualche chilometro vedemmo alzarsi in lontananza una colonna di fumo. Non potevamo distinguere da dove venisse, ma non doveva trattarsi di stoppie bruciate dai contadini, quel fumo era troppo denso, sembrava fuori controllo. Accelerai, anche se la corsa non durò molto perché più avanti si era formato del traffico. Intanto ci stavamo avvicinando, davanti a noi, dall’altra parte di una collinetta, emergevano le fiamme di un incendio. Le automobili rallentavano, superata una curva alcune si erano fermate sul ciglio della strada. Accostammo anche noi, dietro la collinetta era apparsa la fattoria. Il fuoco partiva proprio da lì e stava divorando uno dei due magazzini. Trasalimmo, ma fortunatamente era quello con il nido vuoto. Le fiamme si dovevano essere sviluppate dal basso, e ora l’intera costruzione ardeva come una torcia che un vento improvviso dilatava e faceva tentennare con furia. Dal rogo sprizzavano schegge di brace, lapilli e tizzoni fumanti, perciò la gente della fattoria, che si era assiepata tutt’intorno agitandosi inutilmente con secchi d’acqua e cannelli, era costretta a tenersi lontana e ad assistere impotente. L’incendio adesso era totale, anche il tetto e il nido stavano avvampando, poi si sbriciolarono e vennero giù con un fortissimo sfrigolio. Purtroppo il fuoco minacciava l’altra costruzione, il vento ce lo sospingeva con rabbia e già in qualche punto usciva del fumo, ma gli occhi di tutti fissavano ancora quell’enorme rogo che si consumava friggendo. Finché attraverso le fiamme si vide lo scheletro del magazzino inclinarsi e dopo pochi secondi rovinare contro quello vicino. Fu solo questione di un attimo, l’urto ebbe l’effetto di un’esplosione che aprì una breccia sulla facciata aggredita infiammandola. Sembrò che l’incendio già covasse all’interno e aspettasse proprio quel momento per scatenarsi e propagarsi dappertutto, difatti innumerevoli lingue di fuoco scaturirono da vari angoli dell’edificio e l’avvilupparono con una rapidità insospettabile. Sul tetto invaso dal fumo i figli delle cicogne si sporgevano con la testa dal nido mentre le fiamme montavano. Erano sguardi inorriditi quelli delle persone scese dalle auto per seguire lo spettacolo, sguardi di raccapriccio, nessuno poteva più salvarli, il fuoco volava alto. Eppure due cicogne erano appena tornate per questo. Girarono sul tetto a più riprese, penetrando nella cortina di fumo, venendone fuori illese e rituffandosi ancora dentro, però il divampare delle fiamme le respingeva. Tentarono fino all’ultimo di accostarsi ai piccoli, anche se il nido aveva iniziato a bruciare, dopodiché dal tetto si levò una fiammata, seguita da una nuvola nera da cui non le vedemmo più uscire. Solo a questo punto si udì a breve distanza la sirena dei pompieri.

Fine

 

Copyright Sergio Rispoli

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