La Pasqua polacca

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La Pasqua (Wielkanoc), la più antica e più importante tra le festività cristiane, celebrata per commemorare la resurrezione di Cristo, ma ispirata all’ebraica Pesach, è molto sentita in Polonia. La Quaresima e i suoi rituali religiosi vengono rispettati da tutti i cattolici credenti, che in questo paese sono la maggioranza. Dopo un lungo periodo di digiuno e pentimento, che in passato era seguito con grande devozione, la Pasqua viene vista come un momento di gioia, opulenza e di risveglio primaverile, con il quale comincia un nuovo ciclo di vita. Anche se la Polonia è un paese molto cattolico, il suo battesimo era avvenuto soltanto nel 966 d.C, perciò il paganesimo ha regnato in questi territori per secoli. Questo è il motivo per cui, negli straordinari e ricchi festeggiamenti pasquali polacchi, si unisce e si mescola la sacralità della chiesa romana con i residui del paganesimo slavo e di varie superstizioni.

I riti pasquali che differenziano la cultura polacca sono innumerevoli. Vi descriviamo oggi quelli più particolari e pittoreschi. La fonte per noi è stato il testo sulle tradizioni polacche della professoressa Alina Sosik, che troverete in polacco sotto questo link: http://asksa.republika.pl/wielkanoc.htm

La particolarità polacca delle palme pasquali

Come negli altri paesi cattolici, la settimana di Pasqua in Polonia si apre con la Domenica delle Palme, ma qui le palme rituali (palmy wielkanocne) sono davvero speciali. Alina Sosik ci ricorda che in Polonia “Vengono confezionate con ramoscelli di salice, lamponi o ribes, e decorate con diversi tipi di fiori, erbe e piume colorate”. Le più belle palme polacche si fanno artigianalmente nella meravigliosa zona di Kurpie (la Masuria) e vicino Cracovia, in Lipnica Muranowa, una cittadina situata sul Percorso dell’Antica Architettura di Legno, che vale la pena di visitare. Queste composizioni floreali sono alte anche alcuni metri. Nel periodo precedente la Pasqua si svolgono le fiere con lunghe, pittoresche processioni e gare per le palme più belle. Si possono comprare come souvenir folcloristici nelle città turistiche. Anche i polacchi che vivono all’estero ci tengono di averne una, perché come ci ricorda signora Alina: “Sistemate dietro l’angolo di un quadro o in un vaso, proteggono la casa dalla sfortuna e dalle malizie dei vicini di casa”.

Le uova colorate e la benedizione dei cesti

Fare le “pisanki” (uova dipinte) era sempre per me una gioia, come rivestire l’albero per il Natale. Me lo ricordo bene, le preparavamo a casa il venerdì sera, usando il modo più antico e semplice, ma finora ancora molto popolare, quello di cuocere le uova in un bagno naturale di colore con cipolla, verza rossa, barbabietola o fiori, addobbandole prima con disegni a cera. Le “pisanki” polacche possono essere delle vere opere d’arte. La loro preparazione varia da regione a regione. Dapprima cotte, poi sono dipinte a mano con maestria. I gusci svuotati con attenzione vengono decorati con stoffa, nastri, pizzo e materiali preziosi. Queste uova pasquali, anche come le palme, sono un vero souvenir etnico portato dai turisti come ricordo delle antiche tradizioni della Polonia.

Il Sabato Santo, per noi polacchi, è un giorno davvero speciale. Già dalla mattina ogni famiglia va in chiesa per la benedizione del cibo, con un cesto preparato e addobbato per l’occasione. Il cesto pasquale polacco era tradizionalmente composto da uova dipinte, un pezzo di carne (anticamente agnello), il pane e il sale, addobbato con ramoscelli di salice, mirtillo, fiori primaverili o secchi e nastri colorati. Con il passare del tempo l’agnello è stato sostituito da una salciccia tradizionale bianca (biala kielbasa), e oggi più spesso al suo posto c’è un agnellino o un coniglietto di cioccolata, il che costituisce anche un simbolo del profondo cambiamento della società polacca e della sua evoluzione.

Vecchie curiosità

Ci sono antiche tradizioni pasquali polacche che da tempo sono andate in disuso, ma costituiscono delle curiosità etnografiche. Come nel suo testo ricorda la professoressa Alina Sosik, ad esse appartiene “l’uccisione rituale di Giuda”, praticata nelle campagne. I ragazzi costruivano con paglia e vecchi stracci un fantoccio di Giuda Iscariota, il quale nel Venerdì Santo veniva trascinato lungo la strada del villaggio, ingiuriato e picchiato, per essere poi bruciato e gettato nel fiume. Questo rito non bisogna confonderlo con la “Marzanna” (nella mitologia slava, Morana, la dea della morte, dell’inverno e dell’oscurità), che secondo la tradizione dei paesi baltici viene annegata in un fiume nel primo giorno di Primavera.

Un’altra vecchia curiosità è “l’uccisione rituale dell’aringa”, cibo spesso odiato che accompagnava i cristiani per tutta la Quaresima al posto della carne. Inchiodare un’aringa al tronco di un albero, tornando a casa dopo la benedizione dei cesti pasquali, era un modo divertente di dire basta al digiuno religioso.

Anche le pulizie di casa prima delle feste pasquali sono un rituale antico. Dopo un lungo e freddo inverno, quando si era costretti a stare a casa con le finestre chiuse, cambiare aria, ripulire tutto, lavare, fare il cambio di stagione aveva il significato simbolico di scacciare le malattie e ogni male, per ricominciare un nuovo ciclo di vita. Come scrive la professoressa Sosik: “Secondo un’antica credenza, lavarsi il viso nell’acqua in cui sono state cucinate le uova pasquali fa scomparire le lentiggini e altri difetti estetici!”

Il Lunedì Bagnato

“Śmigus-dyngus” è una vera curiosità culturale slava. Consiste nel darsi secchiate d’acqua per tutta la giornata della Pasquetta. È sicuramente una tradizione pagana, nota in Polonia da oltre 1300 anni e legata alla leggenda della principessa Wanda (figlia del re Krak, fondatore di Cracovia), che si suicidò gettandosi nel fiume Vistola. La tradizione forse fu portata dai germani che cercavano di conquistare la Polonia. Per secoli in realtà si è trattato di due tradizioni diverse: “śmingus”, abluzione rituale slava per festeggiare la primavera, e “dyngus” che consisteva nel regalare un uovo pasquale alla ragazza desiderata. Con il passare del tempo le due tradizioni si sono unite. Quel carattere pagano era però così estraneo alla tradizione cattolica romana, che addirittura nel rinascimento il sinodo di Poznan del 1420 proibì il “śmigus-dyngus” e vietò di importunare le donne con uova e altri regali.

Il Lunedì Bagnato vige fino a oggi nei diversi paesi dell’Europa dell’Est. Se vi capitasse in quel giorno di trovarvi da quelle parti e di ricevere una secchiata d’acqua, non vi resterà che pensare: “Lunedì di Pasqua bagnato, tutto l’anno fortunato”.

Questo articolo riporta le informazioni dal testo polacco „Zwyczaje i tradycje wielkanocne” di Alina Sosik –  http://asksa.republika.pl/wielkanoc.htm, e da Wikipedia, e queste sono la sua fonte diretta. Qualsiasi eventuale somiglianza con altri articoli riguardanti le tradizioni pasquali polacche è puramente casuale.

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